TRACK 01 – TITLE, ARTIST, YEAR
TRACK 01 – IL GIUDIZIO
TRACK 02 – BEATA
TRACK 03 – SFERE DI QI
TRACK 04 – NON RICORDI

Il Pianeta come Festival è un nuova linea progettuale di Terraforma che prende il nome e l’ispirazione dall iconica serie contenuta nell’articolo di Ettore Sottsass “Il Pianeta come Festival” uscito nel ’72 su Casabella. Con questo progetto, Terraforma esce dall’esperienza di Villa Arconati, per esplorare nuove topografie. La terraformazione di questi nuovi orizzonti avviene portando avanti le ricerche che da sempre hanno contraddistinto il festival, attraverso il linguaggio sonoro e le tematiche connesse alla sostenibilità ambientale. Il primo episodio ha luogo a Milano attraverso una mostra a cielo aperto sotto forma di manifesti, per i quali Terraforma invita TCF, Alessandro Bava e Natalia Trejbalova a reinterpretare il lavoro di Ettore Sottsass attraverso una serie di artwork.

Ho progettato immaginando che qualcuno si sia spostato col pensiero e con le azioni dalla morale dell’uomo “lavoratore Produttivo” e si sia avviato a pensare che gli uomini possono vivere (se vogliono) per vivere e possono lavorare, se vogliono — casomai — per sapere con il corpo, con la psiche e con il sesso, che stanno vivendo. lo so che queste cose qualcuno le può volere e so che può anche “pretenderle” per sé, con molta intensità, con molta passione, con molta necessità, con molta religione; può pretenderle al posto del ping-pong o del televisore o anche al posto delle autostrade che per ora servono soltanto per andare verso il posteggio puzzabenzina sulla riva del mare o anche al posto di molte altre cose di questo genere. Tutto questo lo so molto bene; non tanto perché l’ho inventato io, ma perché l’ho sentito dire da molte parti, da molti ragazzi, da molti poeti, da molta gente che lavora veramente, da molta gente oppressa, da molta gente alienata, da molta gente molto stanca, da capi indiani, da guru, da bambini, da prigionieri, e poi lo so perché tutto questo me lo ha detto la Nanda da quando ha capito, con pietà, che la libertà non viene da nessun’altra parte se non dalla possibilità della consapevolezza che ognuno di noi può avere, che sta vivendo e anche insieme, che sta piano, piano — morendo. (Ettore Sottsass)